Scendi sotto casa perché ti serve il latte, una lista di beni di primario consumo si affaccia in un attimo di lucidità, sul tuo cranio ancora in festa da ieri sera, quel tuo amico che compie gli anni ogni anno, ieri. Il sole, inclemente, ti bastona in testa, non c’è un cane per strada, solo l’ombra di un lampione stagliata su un palazzo. Il tema del doppio ti ha sempre affascinato, ti ricordi ancora quando hai detto alla figa della IIIE di avere un gemello, solo per portarla a letto. Eri ciò che le professoresse definiscono con “molto dotato, ma incostante”, un gioiellino da mostrare e correggere. Sapevi inventare storie e teatrini ambulanti, eri un maratoneta della parola, instancabile e tenace, non credevi nello ieri, solo nel domani, ma la fotografia del deserto della domenica mattina ti spaventava così forte che hai detto “non so come ci si veste da adulto” e non l’hai fatto mai. Domani non è mai arrivato. Ora sei qui, con la testa in mano, i capelli sconvolti e quel litro di latte abbandonato alla fine del braccio che è più triste di te. Il quartiere ti da l’idea che puoi scegliere una qualsiasi macchina qualunque e diventa la poltrona di casa tua, così ti appoggi alla più becera, tiri fuori una sigaretta dalla tasca e conti i secondi che ti restano prima del collasso definitivo. Qualcuno ti riporta alla vita, è la proprietaria della poltrona e vuole salirci. E’ la figa della IIIE. Sono tutte le storie che hai inventato che ti travolgono alle 14:43 di una domenica senza dio. (già) la prima cosa è una bugia: “tuo fratello?” – questo sole l’ha ucciso, hai detto. Torni a casa, ma l’ombra di quel lampione ti perseguita. E’ una di quelle domeniche che ti ha sempre spaventato.

Luisa Fiamma Camigioli

 

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